Almeno provaci però

20 April 2012 scritto da

“Come un pittore”, brano dei Modà inopinatamente trasmesso da una radio nazionale, comincia con questi versi immortali:

Ciao
Semplicemente ciao
Difficile trovare le parole

Più lagnoni che bamboccioni

8 March 2012 scritto da

Il giovane italiano sul posto di lavoro non è tanto legato al posto fisso, fantasma dei tempi passati e oramai dimenticato, quanto alla lagna. La lagna costante che cerca di coprire il pressapochismo, lassismo e pure un pizzico di disonestà. “Quello guadagna di più”, “l’altro lavora di meno”, “non cresco”. E quindi ho il diritto di lavorare poco, male e rubacchiare. Potrebbero essere anche rimostranze giustificate in alcuni casi, ma quanti si sono mai posti domande come: quanto tempo e risorse impiegherebbe l’azienda per sostituirmi? Come faccio a giustificare un aumento del costo azienda per il mio lavoro? Che valore aggiunto do alla mia azienda?

Una regola immutabile del mondo è che se si vuole crescere, di salario e professionalità, bisogna mettersi in gioco e sul mercato: cambiare datore insomma. O darsi da fare, e tanto, se si ha la fortuna di lavorare in un’azienda che valorizza l’impegno. Ma qui tutti sembrano avere il culo pesante e le pantofole ai piedi. I motivi sono sicuramente scarse prospettive e un mondo del lavoro che sembra Tortuga, ma anche uno scarsissimo livello di istruzione, incapacità di muoversi e di apprendere, una sorta di ignoranza paralizzante. In un mondo infestato dai pirati, devi essere pirata anche tu, ma pare che la rassegnazione spinga la gente più verso l’accattonaggio che verso l’assalto all’arma bianca.

Forse si arriva poco preparati alle sfide della vita, forse ci si arriva tardi, forse abbiamo delle tare culturali. Di certo la nostra storia non ci aiuta ad affrontare il futuro, le generazioni passate hanno costruito questo presente misero. L’unica speranza è di avere indietro un po’ di quei cervelli che all’estero sono andati ad apprendere altri stili di vita, altre deontologie.

 

Addirittura pena

26 January 2012 scritto da

“Quella donna mi ha fatto addirittura pena”. Così una compassionevole signora di 67 anni parlando di una nomade che ha tentato di rubarle il portafoglio, e che per questo è stata linciata dalla folla. Presa a schiaffi, le hanno strappato i vestiti di dosso. Continua poi, nell’articolo, la cittadina modello:”Ho saputo che in commissariato è arrivata mezza nuda e diceva ai poliziotti che li avrebbe accusati di stupro. Ma io so che i vestiti glieli avevo strappati anche io e in parte se li era tolti lei per cercare di liberarsi”. Una signora di 67 anni racconta placidamente di avere strappato i vestiti a una donna, che è rimasta nuda nel tentativo di liberarsi da una folla che la prendeva a schiaffi, che delizia. Mi piacerebbe sapere intanto come cazzo fa a sapere che la nomade ha minacciato i poliziotti, e poi perché nessuno, nemmeno chi ha scritto l’articolo, le contesta il fatto di aver usato violenza su una persona, rea di aver rubato il portafoglio, quando immobilizzarla era più che sufficiente. Ma la giustificazione c’è, a quanto pare, la signora infatti si sfoga:”i ladri ci stanno rovinando la vita”. Io confesso di avere più problemi con i vigili urbani.

Dello stipendio dei parlamentari

10 January 2012 scritto da

Meritocrazia. Questo è il mantra di ogni forza politica. Quando un CEO raggiunge gli obiettivi viene premiato con ricchi bonus, spesso sotto forma di azioni. Per esempio Tim Cook, sostituto di Steve Jobs alla guida della Apple, quest’anno ha guadagnato 900.000$ più 370 milioni di dollari in azioni Apple. Se lavora bene il suo patrimonio sale, se lavora male, perde anche lui. Queste azioni sono vincolate e non potranno essere cedute per parecchi anni.
Bene, consideriamo parlamentari, ministri e sottosegretari come gli amministratori della “azienda Italia”, leghiamo il loro stipendio a dei risultati concreti. Diamogli uno stipendio base, incrementato col tasso di crescita del PIL moltiplicato dieci. Se l’Italia cresce, il loro stipendio cresce, se l’Italia recede, il loro stipendio diminuisce.

Il tasso di disoccupazione poi potrebbe diventare una trattenuta in busta paga, da destinare agli ammortizzatori sociali. Vedrai se non si inventano delle leggi che mettano la GdF in condizioni di stanare il lavoro nero.

E poi parte dello stipendio potrebbe essere pagato in titoli di stato non cedibili. Finchè lo stato è solvente bene, altrimenti ci perdono, come tutti gli altri.

Per  equità nei confronti dei colleghi e degli altri lavoratori poi occorrerà trattenere dallo stipendio ogni giorno di assenza giustificato dalla loro busta paga, come nel caso dei co.co.co. che ricordiamo non sono precari, ma flessibili e moderni.

E così via. Lavorare per obiettivi, ed essere coinvolti “emotivamente” nel buon andamento del paese. Più si impegnano, più guadagnano.

La favola di Sergio e il forno di Vallegrigia

29 December 2011 scritto da

Quando morì Giovanni, il fornaio di Vallegrigia, tutti pensarono che di pane in paese non se ne sarebbe più trovato. Nessuno infatti riteneva che GianGiovanni, il nipote dell’anziano panettiere, fosse in grado di produrre le stesse deliziose brioches e soffici pagnotte del nonno. Il ragazzo, così come i suoi cugini, non solo era molto giovane, ma aveva sempre dato tante preoccupazioni ai genitori perchè si era dimostrato inadatto in qualunque cosa avesse cercato di fare.
La chiusura del vecchio forno era una tragedia per la piccola economia di Vallegrigia, tant’è che ben presto i bar si ritrovarono senza brioches, le panetterie avevano i banchi vuoti, i mugnai non sapevano a chi vendere la farina e i garzoni erano rimasti senza lavoro. Ma quando oramai tutti avevano perso la speranza, dalla vicina città di Monteverde arrivò Sergio, un giovane studente, che promise a tutti di portare avanti il forno finchè qualcun’altro non si sarebbe fatto avanti.
I mugnai tirarono un sospiro di sollievo, i bar e le panetterie decisero con fiducia di riaprire i battenti, e il sindaco Temperino in persona andò al forno a comprare la prima rosetta della nuova gestione, promettendo a Sergio e ai suoi garzoni strade, ponti e nuovi magazzini per il forno, tutto a spese del comune! Sulle prime il fabbro e il falegname, che aspettavano da anni i permessi per costruire un magazzino, ci rimasero un po’ male ma visto che i figli facevano i garzoni al vecchio forno alzarono le spalle e applaudirono il sindaco, mettendosi in fila diligentemente per ricevere la loro prima pagnotta calda da mesi.
Ma le pagnotte non arrivarono; Sergio si scusò, ma la legna costava troppo e non avevano potuto accendere il forno. Il sindaco affranto prese il coraggio a due mani e convinto dal figlio, appena assunto come economo giù al forno, diede a Sergio il permesso di abbattere l’intero bosco di Vallegrigia per avere legna a buon mercato. La popolazione si disperò, tutti avevano ricordi d’infanzia (e non) legati alle gite nel bosco e nei suoi luoghi più appartati e inaccessibili, le sue antiche quercie erano come anziani parenti è vero, ma le pagnotte le amavano tutti, e di pane ci si vive, così loro malgrado ingoiarono il rospo.
I magazzini si riempirono di ceppi da ardere e il bosco sparì, passò un mese ma ancora il forno non sfornava. I bar chiusero di nuovo, le panetterie erano vuote e perfino il falegname dovette abbassare la saracinesca, perchè senza bosco non sapeva più dove trovare la legna. Sergio lo disse a tutti, ai baristi che aspettavano le brioches, al sindaco che sperava di ricevere un affitto per i magazzini e ai cittadini senza pane: se i mugnai non abbassano i prezzi della farina, il pane non si può fare. Ma questi sostenevano che di più non potevano fare, che già così avevano difficoltà a pagare il grano. La gente però voleva il pane, e dopo aver rinunciato al bosco ora non volevano più sentire scuse. Una folla silenziosa e minacciosa marciò dal forno fino ai mulini, e alla fine i mugnai cedettero. Pochi giorni dopo i magazzini si riempirono di farina.
Dalla morte di Giovanni era passato un anno, e ancora non si vedeva pane. Sergio non aveva detto nulla, certo, ma non ce n’era davvero bisogno: la gente sapeva che la colpa di tutto questo era dei garzoni, e quando questi passavano per la piazza del paese ricevevano molti sguardi storti. Erano pigri e spesso non andavano al lavoro, e pretendevano una paga esosa. Loro si lamentavano che da quando il forno aveva smesso di sfornare non erano più stati pagati, ma Vallegrigia aveva dovuto rinunciare al bosco, il falegname aveva chiuso, i mugnai producevano farina sottocosto e il fabbro aveva dovuto rinunciare al suo magazzino per far spazio al forno: si tirassero su le maniche! Il sindaco fu costretto suo malgrado ad ascoltare nuovamente i saggi consigli del figlio economo, e mandare i gendarmi a casa dei garzoni per obbligarli ad andare a lavorare. Non era una decisione facile, ma tutto il paese aveva bisogno di pane! I garzoni coi gendarmi andarono al magazzino per caricare legno e farina e… vuoti! I magazzini erano vuoti!
La gente inferocita se la prese coi garzoni, coi mugnai, col fabbro e il falegname finchè, avvolto in una nuvola di polvere e gas di scarico, Sergio arrivò in paese sulla sua nuova auto turbo-diesel-4×4-intercooler-gomme-ribassate-spoiler-alto per spiegare la situazione, una volta per tutte: le ha provate tutte, davvero. Per un anno ha lottato giorno e notte per sfornare pane a Vallegrigia, ma alla fine non ha avuto scelta e ha fatto smontare il forno, prendere la legna e la farina e portare tutto quanto a Monteverde, dove fare pane era più semplice, dove i mugnai erano collaborativi, dove i garzoni avevano voglia di lavorare e il sindaco era disponibile davvero, non solo a parole. Ce l’aveva messa tutta, lui, ma loro non hanno fatto altro che mettergli i bastoni fra le ruote. Ora stava al sindaco costruire strade e ponti a sufficienza per permettere ai carri carichi di pane di arrivare a Vallegrigia. Nel frattempo i cittadini che volessero le Brioches potevano andarle a comprare a Monteverde.

Esperimento sociale

15 December 2011 scritto da

L’esperimento che ho eseguito ieri sera su Facebook voleva dimostrare che inserendosi con commenti totalmente disconnessi e insensati in una discussione “politica” priva quasi totalmente di nozioni di base tanto storiche quanto di attualità, si raccolgono approvazioni/repliche al pari degli altri commenti. Cosa significa questo? Che la gente spesso non sa quello che dice, e che comunque risponde alle repliche degli altri senza leggerle, ma per partito preso. Uno si assume il ruolo di fascista, uno di comunista, e un altro quello di “è tutto un magna magna”.
Nella mia prima discussione presa di mira le basi storiche sono:

-il PCI ha governato dal 1968 al 1985
-Mussolini ha fatto bene all’Italia, nonna mi diceva che si faceva ginnastica in piazza

Esiste una pagina sul sito del governo che si può consultare per andare a cercare il governo Berlinguer, quando lo trovate fatemi un fischio. Per quanto riguarda la ginnastica, i primi a beneficiarne sono stata gli alpini che si sono dilettati in una bella gita campestre dalla Russia a casa.

Ad ogni modo, il mio intervento è stato questo:

“Si comunque perchè fascisti comunisti poi alla fine tanto sono sempre i soliti che quando piove in cabina elettorale ci rimette sempre quello che se c’ero io col cavolo che le tasse andavano come andavano quando i treni arrivavano puntuali. Ecco, l’ho detto”

Ad oggi questo agglomerato di insensatezze ha riscosso il like della nipote fascista della ginnasta da strada.

Mano sul cuore o sul portafogli?

23 November 2011 scritto da

Il fù Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha con profonda modestia definito le sue dimissioni un “atto generoso”. Non c’è dubbio. Basta capire chi è l’oggetto di questa generosità: gli italiani o gli azionisti Mediaset (incluso se stesso)?

Vi invito a dare un’occhiata al grafico (fonte: lavoce.info): la linea blu rappresenta lo spread di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi, quella rossa invece rappresenta la differenza tra l’andamento dell’indice FTSE e Mediaset. FTSE è l’indice del settore di riferimento di Mediaset. Quando la linea rossa va verso il basso significa che indipendentemente da come sta andando la borsa, Mediaset va peggio delle altre aziende del proprio settore. Viceversa, quando la liena rossa sale sopra lo zero Mediaset cresce più del proprio settore.

Bene: ogni qualvolta lo spread cresceva, Mediaset crollava. Se lo spread calava, Mediaset si risollevava. Berlusconi dimettendosi ha innanzitutto salvaguardato ancora una volta i propri interessi personali.

I tifosi di Marchionne

22 November 2011 scritto da

C’è una cosa che mi piacerebbe spiegare ai numerosi fan di Marchionne: la sua non è una lotta a la Brunetta contro l’inefficienza o i sindacati ma una lotta contro l’Italia, e come ogni buon predatore attacca la parte più debole della preda. Vorrei far notare loro l’evidente contraddizione di un’azienda che lamentando la scarsa produttività degli stabilimenti italiani aumenta i turni, impone agli operai di lavorare nel week end, punisce l’assenteismo, ma dall’altro mantiene il grosso della forza lavoro in cassa integrazione (ovvero: i dipendenti glieli paghiamo noi, coi nostri contributi pensionistici), chiude stabilimenti, riduce la produzione prevista per il 2012 di oltre il 25%.
A cosa serve tutta questa efficienza se i piani Fiat sono di produrre sempre meno? Perché invece di pensare a nuovi modelli ci si concentra solo sulla riorganizzazione di una forza lavoro che è tenuta da anni in cassa integrazione a nostre spese? Ci stiamo scontrando su orari lavorativi di operai che Marchionne tiene a casa da anni. Siamo come gatti in un sacco. L’obiettivo di tutte queste manovre mi sembrano più che evidenti: abbandonare l’Italia, impantanata nella crisi, e trasferirsi negli Stati Uniti; ma per farlo serve un “casus belli”, un evento grave che dimostri come l’Italia non meriti investimenti industriali consisteni, non sia il territorio adatto ad una produzione moderna ed efficiente. Serve una occupazione degli stabilimenti, servono scioperi selvaggi o meglio ancora qualche gambizzazione come ai tempi delle BR . Ed è per questo che alzano continuamente l’asticella con sindacati e operai, in attesa del sospirato evento grave che possa giustificare la “sdegnata” smobilitazione della Fiat italiana. Mi piacerebbe pensare che quando ciò avverrà ci sarà un governo in grado di sequestrare i beni immobili del Lingotto come risarcimento di decenni di incentivi, agevolazioni fiscali, auto pubbliche comprate a caro prezzo, cassa integrazione selvaggia e tutte le altre regalie delle quali Fiat gode tuttora.

C’è nazismo e nazismo

16 November 2011 scritto da

Come per “la mafia buona e quella cattiva” teorizzata da Don Mike Buongiorno, anche la selezione della razza può essere a quanto pare più o meno accettabile. Le linee guida emanate dal Governo Berlusconi circa la già pessima Legge 40 vietano la diagnosi preimpianto dell’embrione, perché secondo il legislatore si sarebbe trattato di “selezione della razza”. In sostanza si potrebbe analizzarne il genoma degli ovociti fertilizzati e scartare quelli che hanno malattie genetiche gravi prima dell’impianti, prevenendo quindi la nascita di soggetti affetti da fibrosi cistica, distrofia muscolare, talassemia e altre. Pensate a due genitori portatori sani di anemia mediterranea. Con l’analisi preimpianto avrebbero avuto la certezza di non dare alla luce un figlio malato, ma questo per la chiesa e il governo era “nazismo”.

Qualcuno però deve avergli fatto notare l’assurdità di sottoporre una coppia allo stress e ai costi di cure mediche spesso devastanti per la donna, per poi dare alla luce un bambino gravemente malato. E quindi? E quindi l’ovvia soluzione è stata vietare la fecondazione assistita a chi ha o è portatore sano di malattie genetiche. I malati non si possono riprodurre. E se questa non è selezione della razza, come la chiamiamo?

Per notizie come queste dovrei aprire la sezione “Medioevo”.

Press-apochismo

31 October 2011 scritto da

Qualche giorno fa avevo strabuzzato gli occhi guardando un fotomontaggio marchiano che il sito del Corriere aveva spacciato per vero: Steve Wozniak che fa la fila su un Segway davanti a un Apple Store. Oggi cercando notizie sulle nuove capsule delle Vergnano compatibili con macchine della Nespresso sono incappato nell’articolo del Corriere della Sera che ne parla. Confondono in continuazione “cialde” e “capsule”, che sono due oggetti completamente diversi, tanto da usare una foto con delle cialde che nulla ha a che fare con la Nespresso. Perfino titolo e sottotitolo dicono due cose diverse:

Ora, i media tradizionali e una parte piuttosto arretrata della nostra cultura, compreso il venerando Umberto Eco, ritengono che le notizie ricavabili da internet siano inaffidabili perchè spesso non si conosce l’identità e la competenza dell’autore. Quindi il sito personale è da “prendere con le molle”, mentre un giornale cartaceo dovrebbe darci garanzie di verifica e controllo su quanto riporta. Ma sapete quali sono davvero le due differenze principali tra il sito del Corriere e Wikipedia? Che se questa cazzata delle cialde fosse scritta su wikipedia io mi sarei loggato e avrei eliminato l’errore, e ora la voce sarebbe corretta. Invece il Corriere è impermeabile alle segnalazioni di errori, e la cazzata rimarrà li dov’è. La seconda differenza è che lo Stato sovvenziona molto generosamente i quotidiani e i loro editori, mentre Wikipedia si autofinanzia.