Vi proporrò un racconto stringato sulla falsa riga dei librigame (chi se li ricorda? sì ok, facevano pietà).
Corre l’anno 2007, un pomeriggio inoltrato dell’inoltrato mese di agosto, una di quelle stradine affollate di sciabattare che portano al e dal mare, la bottega di un anziano che vende di tutto, sandali, costumi da bagno, maschere e boccagli… una nota puttana, compagna di un noto (ma impunito e stimato) spacciatore di coca e titolare di un noto esercizio commerciale, una di quelle cui piace essere e far notare di essere la puttana (per l’appunto) del boss, madre di un figlio (di puttana per l’appunto) cui insegnare già nel periodo dell’età dell’innocenza i sacri valori dell’impunita prevaricazione (che da grande chiamerà col sinonimo “controllo del territorio”)… la ‘signora’ entra nella putìa (la bottega) a curiosare, il ragazzino impunito comincia a fare quello che normalmente fanno i ragazzini, rovistare e toccare, senza che gli venga impedito da quello che normalmente viene (veniva?) imposto dalle madri “non toccare non è roba tua”… l’anziano bottegaio, vuoi un po’ perché è anziano, vuoi un po’ perché vendendo roba spicciola esposta anche per strada in una via molto transitata assisterà ad una sequela giornaliera di furterelli e taccheggio, vuoi un po’ perché “se non ci pensa tua madre ci penso io”, invita il piccolo malandrino a non toccare la merce, probabilmente confidando nella complicità della madre in questo semplice gesto educativo.
percorso a – la madre alza la voce col figlio, ribadendo il concetto che non si tocca la roba d’altri, il quale fa qualche capriccio e si prende una scoppola, uscendo dal negozio e chiedendo scusa al negoziante che, commosso, gli regala una cartolina.
percorso b - la madre (ricordiamo che è una nota puttana), indignata e con un atteggiamento da “lei non sa chi sono io (e soprattutto il mio protettore), non finisce qui” prende il suo principino offeso, esce dal negozio si reca dal suddetto compagno/pappone, raccontando di quale ingiurioso sopruso sia stato oggetto “tò figghiu”.
- continua -





