L’Italia non è soltanto un paese anagraficamente vecchio: è un paese per vecchi. E non di vecchi qualunque: di vecchi che odiano i giovani.
Ma guarda te: uno passa una settimana a New York e si riempie la bocca per mesi. Basta davvero un viaggio all’estero a far partire la litania della fuga dall’Italia? Essì, basta, quantomeno per me. E’ sufficiente quello che vedi all’estero in sette giorni, e quello che vedi al tuo rientro nei successivi due o tre, per capire che l’Italia sta morendo senza lottare. Come ci si è sentiti in dovere di definire “paesi emergenti” alcuni stati comunemente definiti “terzo mondo” ma pronti a fare il salto, si dovrebbe cominciare a parlare di “paesi declinanti” per quelli che stanno perdendo il loro status. Ed è ciò che siamo noi.
Dopo aver visto le insegne delle banche aperte 7 giorni su 7, negozi aperti 24 ore al giorno, ferry boat grautiti per spostarsi da una parte all’altra della città, sedie e tavoli a disposizione dei cittadini sparsi in ogni angolo della città, parchi pubblici puliti che offrono gratuitamente Wi-Fi, quotidiani, libri, toilette pulite e cinema all’aperto, io torno in Italia, accendo il computer per leggere le notizie, e cosa trovo? Notizie come questa, in cui si parla dell’intenzione della giunta regionale piemontese di impedire ai centri commerciali di aprire la domenica, o questa, che racconta come a Merano vengano tolte le panchine per impedire ai barboni di dormirci.
Nella foto qua sotto, scattata a Manhattan una settimana fa, un barbone dorme su una installazione artistica, di fronte a una banca che riporta nell’insegna la scritta “Open 7 Days”. Manco a farlo apposta. Ma che ci volete fare, Manhattan non è certo Cuneo o Merano.
