“Tanto peggio tanto meglio” è uno degli atteggiamenti che macchiano molte posizioni degli ambientalisti di tutto il mondo. Loro si aspettano i disastri, e quando ne vedono uno, di nascosto, si compiacciono all’idea di ottenere consensi, donazioni e sensabilizzazione dell’opinione pubblica senza sforzo. E’ come se il genitore che porta il figlio al pronto soccorso per un’influenza urlasse “Si, vai, così, così!” vedendo il bambino sputare sangue, perchè di certo un conto è convincere un infermiere che il piccolo stia male solo perchè ha la febbre, un conto è mostrarglielo mentre fiotta sangue.
Però, senza gioire del disastro, possiamo comunque cercare un lato positivo in questa vicenda: è successo negli Stati Uniti. Quelli che preferiscono difendere lo stile di vita americano, piuttosto che l’ambiente. Quelli che vogliono andare a trivellare l’Alaska, per mantenersi basso il prezzo del petrolio. Quelli che si mettono di traverso a ogni protocollo di controllo delle emissioni, ora si godono un po’ del lato B del loro sviluppo. E perchè, in ultima analisi, sono quelli meglio attrezzati per arginare il problema, se lo vogliono. Credo che per intervenire si sia in attesa della delibera della comunità cubana in Florida, dilaniata dal dilemma: aggredire la macchia di petrolio, o lasciarla in mare, sperando che devasti Cuba?





Mentre l’opposizione si sollazza con i guai di Berlusconi, la maggioranza programma una sommossa di piazza per difendere la Fininvest (non la presidenza del Consiglio, il governo o il PdL: Fininvest), in giro qualcuno per fortuna pensa anche ad altro, per esempio l’ambiente, ciascuno a modo suo. Il Giornale 