27 November 2009
autore: Rob - Categoria: Palazzi pazzi

berlusconi

A una domanda così, risponderei mostrando la foto di Berlusconi che fa il gesto di “mitragliare” una giornalista russa che pone a Putin una domanda scomoda.

Qui c’è la summa di ciò che Berlusoni è. La mancanza di rispetto nei confronti delle donne. La mancanza di rispetto nei confronti della stampa. L’incapacità di comportarsi in modo adeguato durante incontri internazionali. Il desiderio di eliminare i nemici (il gesto ricorda alla giornalista russa la fine di una sua collega, Anna Politoskaia, morta circa un anno prima proprio perchè disturbava Putin). L’allergia alla democrazia. L’arroganza. Il suo vero sguardo quando si dimentica del sorriso clownesco.

Il vero Berlusconi, eccolo li, sintetizzato, nel gesto di minacciare di morte una giornalista.


 
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

napoli-new_yorkQuest’estate, all’aeroporto Jose Martì dell’Avana ho assistito a quel lato dell’immigrazione che solitamente non conosciamo: la partenza. Gli ultimi abbracci, un bambino che piange a dirotto per salutare il padre, le lacrime composte della madre e del padre in partenza. Una scena resa più dolorosa proprio dall’autocontrollo degli adulti, nonostante la sofferenza.

Stamattina su Rai Storia riproponevano una trasmissione del 1961, nella quale chiedevano, a emigranti italiani in partenza per l’Australia, quale libro avevano con se. L’intervista era spesso interrotta dalle madri che correvano a riabbracciare l’intervistato un’ultima volta, e sovrastata dalle urla disperate dei parenti, dalle lacrime, dagli abbracci singhiozzanti.

Siamo un popolo scomposto, in tutte le nostre reazioni. Nel dolore, nella gioia, nella rabbia, o nella paura. Abbiamo un approccio che va dal pavido all’arrogante, con toni “meditarranei” che non prevedono pudore nemmeno quando ci si rivolge a mondi che sono, fortuna loro, estranei al nostro modo di fare.

La Lega Nord, Totò Cuffaro, Poggiolini, Alessandra Mussolini, Wanna Marchi, Moira Orfei, Marisa Laurito,  sono l’Italia. Gli “altri” siamo noi.

chiesa_donneIn un documento parrocchiale, reperibile qui, si leggono frasi come queste:

Accettare la sofferenza come condizione misteriosamente necessaria perché la nostra vita diventi più vera

Il dolore e la fatica: strade scomode, ma vere, per avvicinarci sempre di più a Dio

Inutile parlare della stupidità, ignoranza e crudeltà di queste frasi, usate per condizionare quel branco di pecore che in Senato, anche oggi, hanno dato prova di viltà e ipocrisia. Quella manica di cocainomani, che legiferano col rosario in mano la mattina e si fanno sodomizzare dai trans la sera, oggi ha votato contro la commercializzazione della pillola RU486, con la quale si ottiene, entro le prime 7 settimane, un aborto senza bisogno di operazione chirurgica.

La ratio di questa decisione sta nell’idea che un aborto non chirurgico venga fatto “alla leggera”, da parte della donna, alla quale si vuole offrire, invece, attraverso il dolore morale e fisico, e le complicazioni di un intervento, l’occasione di riflettere. L’unica speranza è che tutti coloro che sostengono questa tesi, in primis Giuliano Ferrara, provino su di se il dolore che impongono anche a chi, come il sottoscritto, ha la fortuna di essere, grazie ad una educazione libera e aperta, ateo e libero dalle stronze superstizioni delle religioni.

sfigatoSe da un lato, dar supporto ai deficienti, è un mestiere che offre ampie prospettive (mercato inesauribile), dall’altro, va detto, da poche soddisfazioni. Il sistemista ha preso il posto nella società moderna del “mangia peccati” di una volta. Questa figura, presente in alcune società europee e non, in un passato non troppo remoto, veniva pagata dalla famiglia del defunto per assumere su di se, durante la cerimonia funebre,  i peccati del caro estinto, e spianargli la via del paradiso. A rito ultimato, veniva scacciato a sassate.

Non è un rito molto diverso, se ci pensate, dalle volte in cui avete giustificato un ritardo di consegna con scuse tipo “il mio pc è lento”, “la rete non funzionava”, “i sistemisti non rispondono al telefono”, nonostante non abbiate avuto alcun problema, o anzi, magari vi siete fatti aiutare da un sistemista a formattare un documento o masterizzare un cd (anche se, e non mi stanco mai di dirlo: le esperte di Office dovrebbero essere le segretarie).

E c’è davvero qualcosa che non va, nella percezione della gente, se perfino Andrea Beggi, che diciamocelo, non è George Clooney, identificaa il sistemista come lo “sfigato brufoloso del reparto IT” che non ha di meglio da fare che guardare le foto private della gente sui loro PC.

Insomma: vaffanculo, utenti ingrati di merda.


 24 November 2009
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

bicicloLa polemica sulla pausa pranzo è l’esempio dell’approccio alle politiche del lavoro in Italia.

Mentre tutti, perfino qui, guardano ammirati alle aziende che creano asili nido per i figli dei dipendenti, palestre e sale ricreative, la nostra realtà è lontana di circa 150 anni: il nostro imprenditore è ancora legato all’immagine di se in color seppia, in stile 1845 (rigorosamente pre-darwiniana: discendenti delle scimmie ci sarete voi, proletari), padre (di figli bastardi) ma soprattutto padrone di un sotto proletariato sporco e affamato, da turlupinare e se possibile veder morire sul posto di lavoro.

L’idea che l’imprenditore  ha di riforma del mondo del lavoro ignora totalmente gli indici di produttività (tanto il suo piano prevede in ogni caso la vendita/chiusura dell’azienda per darsi al mercato immobiliare, prima o poi), e punta tutto sul ripristino dello ius prime noctis. In questo senso, e solo in questo, Berlusconi inizia ogni suo discorso davanti a Confindustria col solito:”Il vostro programma è il mio programma!”.


 23 November 2009
autore: Rob - Categoria: Palazzi pazzi

Primo risultato della segreteria Bersani: il PD, o perlomeno quello “che conta”, è scomparso dalla scena.

Le ultime dichiarazioni rilasciate da Bersani sono state “Mpf” sulla polemica Brunetta-Tremonti, “Uff” a proposito del “No B Day”, e “Bah” a proposito della proposta del governo sul processo breve. Poi è scomparso.

Un passante ha visto un uomo scrollare le spalle alla stazione Termini. Forse era il segretario di ritorno dal week end. Speriamo.


 
autore: Rob - Categoria: Internet

anubiA differenza di quanto pensassi, il dio Anubi non c’entra niente. Il nome del sito del momento (in casa mia) deriva da un tarlo, secondo Wikipedia, l’Anobium punctatum, ovvero il tarlo della carta. Anobii infatti è un social network nel quale gli utenti registrati possono caricare la propria biblioteca attraverso l’inserimento di titolo, o autore, o codice a barre, o codice ISBN, e poi confrontare le proprie letture con amici o altri utenti con letture simili, proposti dal sito.

Associate a ogni libro, si possono caricare tonnellate di informazioni, e il tutto poi è esportabile in un file di Excel. Per i patiti dell’ordine, questo è uno strumento divertente per catalogare la propria collezione, e inoltre tiene traccia delle proprie letture.

L’ho scoperto leggendo questo post di Luca Sofri, circa le potenzialità di Anobii+iPhone, e ora non ne posso più fare a meno.

(qui c’è la mia lista)

parisQuesto dubbio amletico me lo ha provocato un articolo di Newsweek che apparentemente è un ironico decalogo su come diventare famoso senza eccellere in niente, ma a mio avviso è il solito alibi per mettere sul sito una foto di Paris Hilton, per aggiungere il tag “Paris Hilton” (che attira sempre tanti contatti, soprattutto se c’è una foto di Paris Hilton), senza dover abbassare il nasino alla francese, senza diventare una rivista “cover-to-cover”, come il pezzo definisce US Weekly o OK! (che effettivamente non sono il faro dell’Occidente).

E quindi, chi è più inutile, Paris Hilton, o Raina Kelley che su Newsweek scrive di Paris Hilton? O io, che scrivo di Raina Kelley che scrive di Paris Hilton? Va a finire che la meno inutile di questo piccolo mondo è proprio lei, Paris, che pensa solo a se stessa… e occhio, che secondo la definizione di Aristotele, questo fa di lei Dio (“pensiero che non pensa a nulla di inferiore a se stesso”).


 
autore: Rob - Categoria: Palazzi pazzi

“Una cosa piccola ma seria”, era come volevano Italia i partigiani, durante la resistenza. Basta con l’impero, le trasvolate oceaniche e la conquista della Russia. Un buon punto di volta, sarebbe tornare a sognare di costruire una cosa piccola, ma seria. Un buon inizio, ad una serie di gesti piccoli ma seri, che zittiscano gli stronzi e gli avvoltoi, che chiudano la bocca ai Gasparri e ai Feltri, potrebbe essere Marrazzo che rende omaggio a Brenda, il transessuale morto (che si tratti o meno di suicidio) per essere finito nella vicenda che lo ha coinvolto.
Marrazzo potrebbe in un colpo solo sia riappropiarsi della propria esistenza, sia vanificare gli sforzi di chi lo ha spiato, ricattato, e fatto cadere, solo andando al funerale. In silenzio, senza rilasciare dichiarazioni, con umiltà e nelle ultime file. In mezzo a tutti gli altri transessuali, spacciatori, e gente disperata che si immagina, possa partecipare a quel funerale. Tutta gente ghettizzata e disprezzata di giorno, e frequentatissima di notte, soprattutto dai potenti e dai loro figli.
Se poi in un gesto simile fosse accompagnato da sua moglie, alle regionali romperebbe il culo ai passeri.


 18 November 2009
autore: Rob - Categoria: L'ottava nota

hospice_antlersDopo aver subito le prime 4 canzoni avevo già deciso che l’ultimo (il primo che abbia sentito, il secondo da quando sono nati) cd degli Antlers, “Hospice”, è una palla micidiale. Poi mi sono fatto coraggio e l’ho ascoltato tutto (lo giuro). Un grande pregio, avere azzeccato il titolo (“ospizio”). Gli Antlers fanno apparire i Kings of Convenience come il lato oscuro dei Pantera. L’effetto che mi hanno fatto più o meno tutte le canzoni di questo disco, “Kettering” in particolar modo, è molto simile alla tortura cinese (vittima immobilizzata e una goccia fredda che ti cade in testa con ritmo regolare fino a portare il malcapitato alla pazzia).

Dopo un po’ che lo ascolti ci fai l’abitudine, comunque, ma non so se sia un bene per il proprio orecchio musicale.

In questa recensione si dice che “[il disco] scaturisce da un’esperienza sofferta e dal desiderio di uscirne”. Esattamente quello che ho provato dopo averlo ascoltato insomma. Lì gli danno 3 stelle e mezzo su 5. Su Rolling Stone Italia addirittura 4 e mezzo. Quindi c’è la possibilità concreta che sia io a non capire un cazzo di musica.