Il Papa lancia un appello in favore del lavr.. lavar.. laa… Ehm, si, del la-vo-ro!

Disoccupato dai tempi della Gioventù Hitleriana, il Santo Padre invoca giustamente un posto di lavoro per se, e per gli operai di Fiat e Alcoa. Il governo, impegnato nella difesa dei valori, invita il papa a farsi i cazzi suoi e occuparsi degli embrioni, gli unici a quanto pare, a essere ancora disposti a credere in una tizia vergine che ha dato alla luce un uomo che dopo aver passeggiato sulla superficie di un lago ha fatto risorgere un morto, è morto a sua volta, e risorto, e rimorto. La donna invece, non è mai morta, ma è salita in cielo (rapita dagli ufo?).

La Santa Sede incassa e si morde la lingua. “Mannaggia” dichiara il Card. Bertone e con gli occhi al cielo mima l’abbassamento delle tasse, il milione di posti di lavoro, il “Noemi chi?” (mima muovendo su e giù la mano destra col palmo rivolto verso il basso).

Sul fronte del lavoro, l’Ordine Nazionale degli Psicologi si schiera compatto al fianco della Chiesa: “Finchè resterà saldamente radicata nel territorio, e parroci e sacerdoti avranno la possibilità di affiancarsi ai genitori nell’educazione dei bambini, noi avremo di che lavorare”.


 29 January 2010
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

Forse non ha più nemmeno senso domandarselo, il perchè del definitivo tramonto di certe idee, nelle quali in tanti hanno creduto fermamente. Perchè è un fatto che i partiti che puntavano sul ritorno alla statalizzazione dei servizi, sulla sicurezza del posto di lavoro, sull’abrogazione della legge Biagi, sul sostegno ai sindacati autonomi e il pacifismo “senza se e senza ma”, sono stati sconfitti alle ultime elezioni, e si sono annientati a vicenda parcellizzandosi in decine di sigle irrilevanti.
A quanto pare non si può obbligare ciò che rimane della classe operaia alla lotta collettiva per i propri diritti, ora che si sono accorti che l’unico modo di ottenere qualcosa è lottare per se. Ed è difficile convincere chi si è appena levato di dosso, dolorasemente, i debiti di Alitalia, a prendersi in carico quelli di Trenitalia.
Lavoro da circa 10 anni, non ho mai avuto un contratto più lungo di 1 anno, e non ho mai incontrato in vita mia un sindacalista. Eppure ogni anno sono riuscito a guadagnarmi o un rinnovo, o un altro posto, con un miglioramento della situazione economica, senza bloccare l’autostrada, o incatenarmi a un cancello.
Si può rifiutare la realtà, chiudere gli occhi, e vendere “Lotta comunista” davanti alle scuole. Oppure la si può accettare, si può accettare il presente, e provare e inventarsi il futuro, e lasciare le ricostruzioni del passato alle compagnie teatrali di quartiere.

Forse non ha più nemmeno senso domandarselo, il perchè del definitivo tramonto di certe idee, nelle quali in tanti hanno creduto fermamente. Perchè è un fatto che i partiti che puntavano sul ritorno alla statalizzazione dei servizi, sulla sicurezza del posto di lavoro, sull’abrogazione della legge Biagi, sul sostegno ai sindacati autonomi e il pacifismo “senza se e senza ma”, sono stati sconfitti alle ultime elezioni, e si sono annientati a vicenda parcellizzandosi in decine di sigle irrilevanti.
A quanto pare non si può obbligare ciò che rimane della classe operaia alla lotta collettiva per i propri diritti, ora che si sono accorti che l’unico modo di ottenere qualcosa è lottare per se. Ed è difficile convincere chi si è appena levato di dosso, dolorasemente, i debiti di Alitalia, a prendersi in carico quelli di Trenitalia.
Lavoro da circa 10 anni, non ho mai avuto un contratto più lungo di 1 anno, e non ho mai incontrato in vita mia un sindacalista. Eppure ogni anno sono riuscito a guadagnarmi o un rinnovo, o un altro posto, con un miglioramento della situazione economica, senza bloccare l’autostrada, o incatenarmi a un cancello.
Si può rifiutare la realtà, chiudere gli occhi, e vendere “Lotta comunista” davanti alle scuole. Oppure la si può accettare, si può accettare il presente, e provare e inventarsi il futuro, e lasciare le ricostruzioni del passato alle compagnie teatrali di quartiere.

A Milano, come saprete, l’aria è irrespirabile (ma va?). Per correre ai ripari le autorità locali impongono il blocco del traffico, con alcune, ovvie esclusioni: le auto ecologiche (elettriche, ibride, GPL, metano), i mezzi di medici e infermieri, e… e… Non ce la faccio, scusate. Ci vuole davvero un surplus di autocontrollo per poter accettare l’idea che il diritto di circolare non sia stato esteso, chessò, a chi deve raggiungere luoghi di lavoro mal serviti dai mezzi pubblici, no, ma bensì ai “ministro del culto”. Si perché se avete bisogno urgente di confessarvi, di mandare il malocchio a un vicino, di liberare la vostra casa dal diavolo, invocare Shiva, farvi palpare il culo da un prete, parlare urgentemente di un passo un po’ ostico della Torah o lanciare una Fatwa contro la vostra figlia quindicenne che non mette il velo, ecco, lui può raggiungervi in un attimo, anche col blocco del traffico. Urrà!


 27 January 2010
autore: Rob - Categoria: Palazzi pazzi

In Italia si diceva spesso, fino a 4 o 5 anni fa, che questo paese aveva bisogno di “memoria”. Da bravi pulcinella quali siamo, questa necessità di riflessione sul nostro passato si è trasformata in una corsa sguiata ai feticci storici, sfociata in una fiera di “giornate della memoria”, da affiancare alla troppa sinistrorsa Festa della Liberazione.
Beh, fatta la legge, chiuso il discorso. Pulcinella fino in fondo, vietato ogni approfondimento. Men che mai poi, prendere in mano documenti e testimonianze, e “ricordare” sul serio. Ma Pulcinella, con la sua indifferenza, ha il pregio di limitare il danno. Il leghista invece no, non ha freni, non lascia correre, e festeggia la odierna giornata della memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto con una interpellanza del fine intellettuale Paolo Grimoldi, apprezzato parlamentare della Lega Nord e letterato raffinato, in cui si chiede di non leggere alle elementari il diario di Anna Frank, perchè contenente passaggi “hard”.


 26 January 2010
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

La centralità del calcio nella nostra vita pubblica sgomenta ancora di più, quando si incappa su dimostrazioni della sostanza che si trova all’interno di questo mondo. A farmi cadere le braccia è stata questa intervista ad Eugenio Fascetti, ex allenatore del Bari, a proposito dell’esclusione di Cassano dalla partita Udinese-Sampdoria:

“Sono fatti loro, l’ho avuto anni fa ma non so quale sia la verità. Di Cassano non mi interessa, ma un allenatore quando vede che un giocatore non gioca bene può fare qualsiasi scelta. Vanno in panchina i fuoriclasse, non vedo perché non possa andarci Cassano. Del Neri avrà i suoi motivi. Se ha un carattere difficile? No comment. Un mio ritorno in panchina? Non se ne parla proprio, non ne ho voglia e questa voglia non mi tornerà. Con il calcio ho chiuso. Basta”

Questa è la risposta ad una domanda cretina, di un uomo anziano, forse disturbato durante il riposino post-pranzo. La sostanza è “chi via dato il mio numero di telefono? Non mi rompete più i coglioni”. Ed è stata pubblicata, come fosse una notizia.


 24 January 2010
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

Il candidato ha 90 anni di tempo per la realizzazione di una vita completa, nel corso della quale dovrà dimostrarsi in grado di acquisire mezzi e competenze sufficienti per l’acquisto di minimo una casa e 6 macchine. Dovrà inoltre produrre due figli e cambiare almeno 10 lavori.
Suggerimento della commissione: il candidato rilegga bene il testo e acquisisca le informazioni necessarie allo svolgimento entro primi venticinque anni. Rifletta sullo svolgimento dell’esercizio fino al trentesimo anno. Si prenda circa 40 anni per la realizzazione di quanto richiesto e gli ultimi 20 anni per la rilettura e analisi del testo, del proprio svolgimento e dello svolgimento degli altri candidati.
ATTENZIONE: dopo il 27esimo anno non è più possibile effettuare correzioni al compito. Un numero eccessivo di errori commessi entro il 35esimo anno potrebbe comportare l’espulsione dall’aula e l’annullamento della prova.


 20 January 2010
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

Ci sono giornate in cui tutti avremmo bisogno di un artificiere, accucciuato di fronte a te, che ti ripete calmo: “stai fermo, non muoverti”.
A volte non lo sai, ma sei nella situazione del compare di Mel Gibson in “Arma letale 2″, Danny Glover, seduto sulla tazza con una bomba sotto il sedere. Perchè a volte pensi di essere semplicemente seduto sul cesso, ma se non hai qualcuno che ti ricorda di stare fermo, non muoverti, di non fiatare nemmeno, rischi di fare una cagata pazzesca.
Oggi per me è una di quelle giornate: non mi sarei dovuto muovere, non avrei dovuto fiatare, e invece sono uscito di casa per andare a lavorare, e ho sfasciato la macchina. Quando la prendi così, la giornata, va superata di slancio. Ho in mente un piano preciso per uscire da questo casino: appena esco vado a giocare al supernalotto.


 15 January 2010
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

La nostra storia è una meschina e tragicomica sequenza di illusioni e disillusioni, nel corso della quale manifestiamo sempre il nostro tratto più peculiare: la crudeltà piagnona.
Sapevamo di essere un’accozzaglia mal amalgamata di pezzenti, ma abbiamo fatto finta per un ventennio di essere un impero: abbiamo gasato i nemici sui campi di battaglia africani, nei balcani abbiamo incendiato villaggi, stuprato e rinchiuso i civili nei campi di concentramento e abbiamo deportato gli ebrei. Come ricordiamo tutto questo? Col mito degli italiani brava gente, e domandandoci piangendo: perché le foibe? Perché proprio a noi?
Dopo aver perso tutto, aver chiesto aiuto da fuori, una volta passata la fame, ci siamo sentiti una potenza economica. Siamo entrati nel G7 dalla finestra mentre molti italiani emigravano ancora all’estero per sopravvivere, e a proposito dei più poveri subito abbiamo cominciato a dire “aiutiamoli a casa loro”, mentre versavamo benzina sui senza tetto, e oliavamo le catene per picchiare i negri. Sono dieci anni che i ragazzini di Rosarno si divertono a sparare con i fucili ad aria compressa sugli immigrati, e cosa dice la popolazione? “Noi non siamo razzisti, gli portavamo l’acqua! Post scriptum, la mafia non esiste!”.

Un mio compagno delle superiori così descriveva l’occupazione di suo padre, impiegato della BNL:

Mio papà è un banchiere.

Non abbiamo mai capito un cazzo, ma in particolare, non abbiamo mai capito chi e cosa noi italiani siamo veramente.


 8 January 2010
autore: Rob - Categoria: Pattume e Società

zeccaDopo aver fatto i bagagli in fretta, sparecchiato tavola e messo il computer in borsa mi sono reso conto di avere due ascelle imbarazzanti. In uno slancio d’orgoglio ho deciso che non avrei voluto finire negli sms dei miei compagni di scompartimento:”affianco a me c’è un genovese che puzza e ascolta musica di merda” (ho deciso di ascoltare in treno l’intero cd di Lady Gaga). Il tempo c’è, mi lavo.
Ora, veniamo al punto: certe chiccherie, come lavarsi, su un treno Salerno-Torino sono fuori luogo quanto Umberto Eco nella casa del Grande Fratello. Perché uno può essere di sinistra quanto vuole, ma cazzo, è difficile non notare che il treno decente che hai preso a Torino, quando lo prendi a ritorno, a Genova proveniente da sud fa schifo. E l’africano affianco a me non si preoccupa del fatto che scoreggiare al chiuso mi offenda molto di più della rimozione del crocefisso dalle aule e idem per i calci negli stinchi che il suo amico mi assesta con regolarità. Il sedile rotto che scivola è il biglietto da visita Trenitalia.
Ecco perché negli ultimi tre anni avevo deciso di inquinare felice: perché oltrettutto in macchina mi costa uguale.