In Italia si diceva spesso, fino a 4 o 5 anni fa, che questo paese aveva bisogno di “memoria”. Da bravi pulcinella quali siamo, questa necessità di riflessione sul nostro passato si è trasformata in una corsa sguiata ai feticci storici, sfociata in una fiera di “giornate della memoria”, da affiancare alla troppa sinistrorsa Festa della Liberazione.
Beh, fatta la legge, chiuso il discorso. Pulcinella fino in fondo, vietato ogni approfondimento. Men che mai poi, prendere in mano documenti e testimonianze, e “ricordare” sul serio. Ma Pulcinella, con la sua indifferenza, ha il pregio di limitare il danno. Il leghista invece no, non ha freni, non lascia correre, e festeggia la odierna giornata della memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto con una interpellanza del fine intellettuale Paolo Grimoldi, apprezzato parlamentare della Lega Nord e letterato raffinato, in cui si chiede di non leggere alle elementari il diario di Anna Frank, perchè contenente passaggi “hard”.
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This entry was posted on Wednesday, January 27th, 2010 at 13:42 and is filed under Palazzi pazzi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.



L’esistenza della lega potrebbe rappresentare un ottimo motivo per la definizione di una collaborazione e di un fronte comune tra ebrei ed immigrati maghrebini… e ciò non sarebbe affatto male…
Magari… anche per chiudere la bocca a chi tira fuori israele e il sionismo ogni volta che si parla di Olocausto………..
chiudere la bocca a chi ne parla a favore, visto che il parto ultimo delle innumerevoli analisi degli eroi nostrani (Ovadia in testa) sono generici appelli alla pace tra i popoli e che mai più si ripeta una cosa simile. Impossibile non condividerli, poi però quando un Santoro si permette di parlare di fosforo sui civili, sedi onu bombardate e qualche centinaio di bambini massacrati di proposito scoppia il finimondo. Il sionismo, ahimè, è una realtà ed è la prima causa di instabilità nel medio oriente. E’ impossibile fare distinguo tra i vari olocausti, se il 27 Gennaio facciamo un’analisi ed uno sforzo collettivo di memoria sul tema della follia umana, bene ma che la smettano di propinarci questo unico caso senza collegare il tragico passato al tragico presente.
Per inciso, onde fugare sospetti di negazionismo, il “(forse) 6 milioni di ebrei” del post implicitamente quotato, non è una inopportuna precisazione quantitativa, ci sono seri dubbi in proposito in una certa, folta letteratura non negazionista.
Fosse stata anche una sola famiglia, uccisa per motivi razziali, in modo meccanico/ burocratico, come atto dovuto in un momento dei più bassi della storia umana ma all’apice della potenza della Germania rinata (non in uno scontro tra tribù rivali), sarebbe comunque stato un gesto da punire in modo esemplare, come fu il processo di Norimberga, che fu un processo all’uomo. Non puoi infatti giustificare una follia omicida con la sola scusa della catena di comando, altrimenti per milioni di morti ci sarebbe un solo imputato: Hitler.
resta la questione fondamentale del significato di questo giorno: cos’è veramente la memoria? Una fotografia, un libro, un film? A questo serve? Solo ad evitare che possa rinascere il partito Nazionalsocialista? A guardare con sospetto i tedeschi?? Giacchè la gente ha difficoltà con la matematica, proviamo a farlo il famoso 2+2 e vedere chi sta massacrando chi il 27 gennaio 2010. toh, non sono più ebrei e zingari sotto la stretta mortale dei violenti bensì altri popoli, uno su tutti: i palestinesi della striscia di Gaza. Gente massacrata a botte di 10-20 uccisioni al giorno. Un altro popolo: gli Afghani. Ieri l’altro, l’Iraq. Per non parlare di tutti coloro i quali soffrono l’embargo economico per scelta suprema del duo ISRAELE-USA. Perchè non se ne può parlare, non capisco…prendiamo i miliardi di pagine scritte sul 1939-1945, i km di pellicola, i Gb di filmati di testimonianze raggelanti, leggiamo, vediamo, capiamo: poi però, facciamo nostro questo sapere ed andiamo avanti. Se dopo una vita passata a studiare la fisica, al primo problema sulla caduta di un grave, nel 2010, cercassimo di rielaborare una nuova teoria, a cosa sarebbe servito tutto lo studio pregresso?
Ma il problema non sfiora i nostri intellettuali di potere, si parli pure di Ittiti ed Egiziani, di Babilonesi e Aztechi, di Pirro, di Romolo e Remo, di tirannosauri del cazzo. E mi raccomando ragazzi, studiate la storia, leggete i libri, studiate il passato per capire il presente. A quando però una velocizzazione della presa di coscienza ufficiale? sempre 4-5 secoli in ritardo, come la Chiesa? E allora blog, teatro per parlar d’altro, dialoghi sopra i massimi sistemi come ai tempi di Galileo, W VERDI per dire altro, e stragi impunite senza mandanti e mafiosi in parlamento e guerre chiamate missioni di pace e miliardi di persone affamate! Tutto l’immenso dolore inflitto da uomini ad altri uomini, in pieno contrasto con i valori di qualsiasi religione, costituzione, tradizione sono dovuti all’inerzia di chi assiste e non fa, non dice, non si ribella, parole di Eistein, ebreo.
Così come trovavo ridicolo imputare a Piero Fassino le stragi dei Khmer Rossi o di Stalin, allo stesso modo non posso condividere l’equazione ebreo=israeliano. Non importa che la maggioranza degli ebrei si riconosca nello stato di Israele, così come i comunisti italiani si riconoscevano nell’URSS. I crimini di Stalin non erano di Togliatti, e a maggior ragione, i crimini di Israele non sono dei civili morti nei campi di sterminio, prima che Israele nascesse. Il ricordo di quei morti deve essere usato proprio contro chi oggi commette le stesse atrocità, Israele compreso. Ma non oggi, domani.
l’atteggiamento verso chi manifesta posizioni razziste/leghiste o fa circolare bustine di zucchero con battute squallide, infine vers0 chi disegna svastiche e croci celtiche è palesemente di condanna, non fosse altro per la demenza dell’”attacco”, ma val la pena di specificarlo in queste pagine? Penso di no. Rendere anche in Italia un reato penale il negazionismo (e magari pure il revisionismo) come in Germania? Bene, si faccia, voterò a favore. Il passato è lì, scritto, inamovibile scolpito nei luoghi della memoria, nei ricordi indelebili dei sopravvissuti. Parliamone anche tutti i giorni al tg delle 20, facciamone la principale materia di studio nella scuola dell’obbligo, come in Germania, perfetto, deliberato, votato, accettato. Però, se poi la gente inizia a pensare, a fare confronti, ad usare il sapere, se l’apprendista stregone si esercita, perchè schiaffarlo fuori dall’aula? Dov’è l’offesa al mondo ebraico se si chiede di fare di questo immenso sacrificio un utile strumento di analisi, una cartina tornasole per svelare il massacro laddove si parla di crisi, di missione umanitaria di pace, di democrazia e diritti e di farlo oggi, non tra 70 anni?
In risposta al commento delle 17:59, un certo nesso tra l’Olocausto e la nascita di Israele, a dire il vero, ci sarebbe, qualcosa di più che gli improbabili nessi tra Fassino e Pol Pot.
Ripeto: Cambogia, gulag, laogai,…fantastico, abbiamo una memoria di ferro ed un’autocritica che neppure Tafazzi mentre si prendeva a bottigliate sui coglioni, noi di sinistra. Queste cose, però riguardano IERI, nel senso di almeno 2 generazioni fa, OGGI E DOMANI invece si consumano e si consumeranno torture, stupri, omicidi, stragi in almeno 2 o 3 punti caldi del globo. Sarò un ipocrita suggestionato dallo spot della Mentadent, ma credo che prevenire sia meglio che curare: mi preoccupo pertanto in maniera eguale del contadino palestinese vivo oggi che domani verrà trucidato da un cecchino con stella di david al braccio (come tutti i santi giorni) e delle famiglie distrutte 70 anni fa.
Il ricordo e la memoria di quel particolare evento, non è poi un fatto unicamente privato, od un momento di raccoglimento che riguarda una sola comunità: è bensì un giorno di manifestazioni, discorsi, riflessioni, lectio magistralis e comizi tenuti in tutto il mondo, per tutti, ebrei e non, vittime e non. Se ne fa un’argomento del giorno in Parlamento come nelle aule di scuola, sui giornali come nei palinsesti delle televisioni. Fosse un fatto privato mai mi sognerei di provocare con domande (pur lecite) sul legame tra ebraismo e sionismo o paralleli tra Auschwitz e Gaza. Ma non è un fatto privato, è un giorno di memoria collettiva e l’intenzione che così debba essere è ben manifesta. E’ dunque proprio oggi che dobbiamo porci l’unico interrogativo che può dare un senso alla dettagliata opera didascalica in corso sui soli fatti dell’Olocausto: quali e quanti sono gli altri Olocausti? Chi uccide un innocente, perchè appartiene ad un altra razza o religione per giunta, può essere giustificato, OGGI mercoledì 27.01.2010?
Il silenzio assorto, il rapimento mistico permeato di immenso rispetto di chi sa “tener la bocca chiusa” non paga, non aiuta, ci lascia identici, indifferenti a tutto oggi come ieri. In Europa nessun partito Nazista andrà al potere negli anni a venire, se così fosse, si può star tranquilli che un qualche ordigno atomico made in Tel Aviv cancellerebbe per sempre il problema sul nascere. La memoria non serve a scongiurare questo improbabile evento.
Impariamo allora a riconoscere i carnefici, smascheriamo gli ipocriti che a brucia pelo parlano di immenso dolore ed immane commozione per i bambini di Treblinka ma poi deliberano che Belgrado, Pancevo e la Zastava vengano bombardate con armi all’uranio impoverito (D’Alema in primis). Che sottoscrivono l’invio di carri armati per massacrare contadini in Afghanistan (pressochè tutto l’establishment dei rapiti in assorta commemorazione e sopraffatti da un’ immensa pietas per i morti di 70 anni fa). Chi avvalla un omicidio oggi è un nazista di ieri, chi fa della ragion di stato una ragione per distruggere una casa, una famiglia, un corpo è la stessa identica cosa di un kapò di Auschwitz. Chi uccide è un assassino, anche il 27.01.
e per concludere, salvo utili critiche, ecco un elenco ricco di assassini dalla memoria corta (o forse dalla morale parecchio flessibile)
http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/27/dirette/giorno_della_memoria-2088480/
Basta dire che si ha paura a parlarne. punto